Laura Gay

01 Febbraio 2019

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Esempio pratico di applicazione del Mindfulness nel quotidiano

Esempio pratico di applicazione del Mindfulness nel quotidiano

Per chi non le pratica e non le ha mai approcciate, alcune discipline del mondo olistico possono sembrare poco concrete o addirittura “inutili”, in quanto non si ha la percezione di come esse possano essere applicate nel quotidiano perché adempiano al loro fine: migliorare la qualità di vita delle persone.

Abbiamo pensato che potesse essere utile pubblicare l’esperienza di chi pratica e insegna “Mindfulness”. In un breve racconto dettagliato, Luca Capozza aiuta a riconoscere le classiche reazioni umane di fronte ad un problema imprevisto, e in quale modo l’applicazione di alcune strategie mentali ed emotive – in questo caso il Mindfulness – possono permettere di limitare i danni e talvolta persino facilitare il lieto fine.

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Preambolo: alle ore 17.30 del 13/10/18 avrei avuto le prove per uno spettacolo live da fare la notte stessa in una location del centro di Torino.

Ore 17.25 – partito dalla fermata Paradiso, arrivo in metro a Porta Nuova e come scendo dal vagone, nell’istante stesso in cui si chiudono le porte dietro di me, ecco che mi accorgo di avere lasciato sui sedili del treno due scatole con microfoni Snizer, ovviamente importanti per lo spettacolo e, soprattutto, perché non di mia personale proprietà.
Ecco arrivare in me il senso della perdita incombente, della tragedia imminente, della disfatta senza riparazione alcuna. Il fisico inizia a tremare, la gola si secca, il tempo sembra scorrere ancora più veloce e intorno a me le persone assumono sembianze amorfe, annebbiate…
Ore 17.35 – dopo aver cercato, invano, personale della Gtt prendo la metro che mi porterà a Lingotto sperando che, avendo fatto un controllo alla fine della corsa della tratta, i controllori abbiano trovato i microfoni… e nel frattempo avverto i colleghi delle prove che arriverò in ritardo.
Nel contempo cerco di chiamare la Gtt che però, con i messaggi registrati, mi dice che per lo smarrimento degli oggetti personali, qualora vengano ritrovati, la prassi è che vengano consegnati in un ufficio oggetti smarriti e disponibili al ritiro almeno 2 giorni dopo il ritrovo… L’ansia prende, a tratti, il sopravvento, ma la mia fermezza mi parla dal respiro, che mi radica nel momento presente, e mi riporta, con lucidità, a ciò che potevo fare in quel momento, né a niente di più o di meno.
Ore 17.45 – a Lingotto mi accorgo che nessun controllore sale sul treno per controllare, quindi mi reco al piano di sopra da un operatore Gtt il quale mi dice che i controlli avvengono solo a Fermi, sperando che i “miei” microfoni continuassero a viaggiare sul treno senza che nessuno li avesse presi.. Egli stesso chiama la stazione Fermi ma non risulta, a seguito del controllo, nessun oggetto smarrito.
Il mio sconforto cresce, così sono a un bivio e devo assolutamente decidere quale potrebbe essere il male “minore”: potrei provare ad andare a Fermi, facendo saltare le prove dello show della sera che coinvolgeva tutta un’organizzazione di persone, rischiando di non trovare i microfoni e di far saltare lo show programmato, oppure andare alle prove, rinunciando ai microfoni consapevolmente sapendo che li avrei dovuti risarcire…
Nonostante la perdita economica non banale, decido di andare alle prove sapendo che comunque, nella location, dei microfoni per lo spettacolo li avremmo potuti avere
Ore 17.55 – nuovamente a Porta Nuova incontro un altro operatore al quale chiedo, molto in apprensione, di chiamare Fermi per sapere se nel frattempo qualcosa è stato ritrovato. Risposta negativa. Gentilmente mi lascia un numero dicendomi di chiamare più tardi…
Mi dirigo alle prove e cerco di mantenere la mia concentrazione sul respiro calmando la bufera emotiva che si era abbattuta dentro di me.
Ore 18.05 – iniziamo le prove che, nonostante l’accaduto, vanno discretamente bene. Tra una prova e l’altra delego a un amico la chiamata al numero datomi dall’operatore ma nulla di nulla… Esco dalle prove, vado a comprare ciò cha ancora mi serviva per la serata e nel frattempo rifletto tra me e me, dicendomi esattamente queste parole: “So di avere lasciato i microfoni per una disattenzione di un messaggio arrivatomi sul cellulare, prima di scendere, e so che addirittura una vocina dentro di me, quando sono entrato in metro, mi ha istillato il dubbio della possibilità di dimenticare qualcosa sulla metro. So di non essermi ascoltato… Tuttavia io sono qui, ora, con la consapevolezza di avere immediatamente agito senza essermi fatto prendere dalla lamentela, dalla disperazione, dalla possibile arrabbiatura. Io ho deciso di lasciare andare ciò che non potevo gestire, in quel momento, ma di avere dato spazio a ciò che invece potevo “creare”.
Nei corsi che tengo con Annalisa Chelotti sulla mindfulness applicata al movimento spesso parliamo di questo processo davanti ai problemi: respira, riprendi il controllo, intuisci la possibile soluzione più pratica… e affidati all’Universo.”
Ecco, sì, faccio anche il passo successivo e mi affido all’Universo con la convinzione profonda, nonostante tutto, che in un qualche modo quei microfoni mi torneranno perché la mia richiesta, senza aspettativa alcuna, è diretta e colma di fede.

Ore 19.10 – scendo a Porta Nuova per prendere la metro ma al passaggio del varco vagoni il biglietto non ancora utilizzato che avevo acquistato precedentemente non mi funziona, così devo aspettare la fila (piuttosto infinita) per rifarne un altro… a questo segnale, che poteva essere interpretato con la lamentela del “Oggi perché succedono tutte a me?”, mi chiedo cosa l’Universo abbia in serbo per me visto che mai nulla accade per caso

Ore 19.20 – scendo a prendere la metro ma prima di entrare nel vagone chiamo ancora una volta il numero segnalato, e la telefonata integrale è la medesima.
Io: Buonasera, sono il ragazzo dei microfoni smarriti… avete per caso novità, anche se vi avevo chiamato solo mezzora fa?
Operatrice: Come sono felice di sentirla ancora, speravo mi richiamasse. Siii, sono stati ritrovati perché una famiglia ce li ha consegnati.
Io: Non ci posso credere, grazie… lei mi sta dando una notizia davvero fantastica.
Operatrice: Ma sento dai rumori che è in metro. Dove si trova esattamente?
Io: A Porta Nuova: sto per salire nel vagone per tornare a casa.
Operatrice: Che combinazione! Non salga sulla metro e venga subito su in biglietteria… li hanno appena portati qui e se sale glieli faccio subito consegnare!!

Ore 19.45 – torno a casa per prepararmi per lo spettacolo della sera e mi accorgo quanto potere abbiamo se davvero gestiamo gli eventi mantenendo la centratura e non ci facciamo attanagliare dal senso di annebbiamento

Magari non li avrei più ritrovati e, a mie spese, li avrei ripagati vista la mia responsabilità, ma quello che contava era l’esperienza che ho potuto vivere dentro una situazione di forte stress emotivo mettendo in gioco gli strumenti che quotidianamente cerco di far sperimentare alle persone intorno a me.
Che questa esperienza sia di insegnamento agli altri non lo so, ma certo è che per me è stato un forte segnale di relazione tra “azione”, “reazione” e “interazione”: un’ordinaria giornata di dinamica karmica.

Luca Capozza – Trainer “Mindfulness&Movimento”, docente coreografico e direttore artistico

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