Laura Gay

21 Marzo 2020

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IL SILENZIO COME RISORSA

Oggi dovremmo essere più silenziosi.
Il silenzio è d’oro. Oro splendente.
Come la natura, che attorno a noi, sembra splendere di nuova luce.
In parte quella desiderata e irraggiungibile per i più in questo strano e inconsueto momento di segregazione.

Mentre siamo chiusi in casa la natura riprende i suoi spazi e noi costretti tutti quasi a non poterne fare parte, sentiamo forse ancora di più la chiamata, il forte desiderio ad essere come siamo, vivi e senza limiti. Come sempre.
Forse.

Si, forse, perché in realtà non c’è identità senza limite. Il limite definisce, inspessisce i contorni e dà forma permettendoci di percepire ciò che prima era più vago e magari impreciso.
È dal limite che è percepibile l’essenza.
Ed oggi, chiamati storicamente per la prima volta da decenni a usufruire dell’essenziale, siamo stimolati ad esserlo anche noi.

Essenziali.

Quali parole sono altrettanto essenziali? Quali gesti? Quali abitudini? Quali spazi? Quali relazioni?
Figli del dopoguerra non ne siamo forse mai usciti. Abituati a pensare ai beni essenziali siamo orientati al potere sulle cose, al possesso, alla mercificazione.
E qui la natura arriva non intenzionalmente salvifica a indicarci che ne facciamo parte e che l’essere parte pone l’accento sui confini, proprio su quei sacri limiti che ci invitano a focalizzare che non siamo tutto.

Siamo parte.

In beffa ad ogni filosofia le gemme spuntano sui rami, le rondini tornano a volare e sorprese forse anche loro dal silenzio, volano in un cielo mai stato così pulito da tempo. Tornano i pro-fumi e con questi anche pro-positi che possono divenire pro-getti. Umani progetti.
A noi, noi umani, il fluire in essi. A noi l’essere parte.

Un po’ anche in silenzio.

Marco Finetti

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